Chi sono i fratelli padani/12

Luigi Capozza: “La solfa continua ancor oggi e non bisogna meravigliarsi che ormai sia lo Stato ufficiale ad essere, a vivacchiare, nello Stato reale e non viceversa, come si diceva un tempo, perché lo Stato 'dranghetista-mafioso, un tempo detto anti-Stato, è il naturale blocco e sbocco collaborativo di uno Stato che di legale, di ufficiale non ha mai avuto l'ombra. Come si fa, infatti, da parte del presunto Stato ufficiale e da parte delle imprese manifatturiere, bancarie e finanziarie, e dalle conseguenti tasse e spese statali, a rinunciare  a 150 miliardi di proventi mafiosi, a 200 miliardi di evasione ed elusione fiscale, a 100 e oltre miliardi di lavoro in nero e al mercato delle armi e di transazione commerciale di manufatti e tecnologia e finanze con la droga, ai subappalti edilizi lucrosi, alle rimesse degli emigranti, al lavoro lucroso degli immigrati, alla prostituzione, tutte cose  in mano pressocché allo Stato real-mafioso? Sono almeno 1.000.000 di miliardi di vecchie lire, insomma! Che promettono affari sempre più lucrosi! Se non ci si crede, basta guardare ai grandi affari che lo Stato ufficiale va facendo nell'area mediterranea, ma da cui il Meridione è tenuto accuratamente fuori, se non per la questioni illegali.”

I cialtroni e l'Unità d'Italia, di Luigi Capozza
Ho letto con partecipazione e condivisione gli articoli di Franco Federico sulla politica e l’amministrazione meridionali, comparsi sulle pagine del trisettimanale ilCrotonese la scorsa estate. Il desiderio è di riprendere il discorso di Federico, cercando di aggiungere un’ulteriore riflessione di carattere storico, partendo dall’affermazione di Tremonti che la classe dirigente meridionale sia composta da cialtroni. Tremonti, come documenta anche Federico, non ha, per certi versi, tutti i torti; tuttavia gioverà analizzare storicamente il come mai si sia verificata una simile condizione.